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USURA BANCARIA – INCONTRO IN PREFETTURA

STOP-USURA-BANCARIA

Difficoltà di accesso al credito e usura bancaria a Ragusa

Incontro proficuo quello che si è tenuto lunedì 20 novembre alla Prefettura di Ragusa tra la CNA (rappresentata dal presidente territoriale Giuseppe Santocono e dal funzionario Giorgio Stracqudanio) e lo Sportello delle criticità bancarie (rappresentato dall’avv. Davide Guastella e dal presidente Giovanni Traina) da un lato, il Vice Prefetto, dott. Sindona, e il funzionario, dott. Vindigni, dall’altro.

L’incontro richiesto in merito alle problematiche relative ai problemi di bancabilità di diverse imprese, alle denunce per usura bancaria e alle richieste di accesso al fondo antiusura gestito dal Ministero dell’Interno e di quello dei fondi di prevenzione all’usura.

(LEGGI LA TESTIMONIANZA http://www.sportellobancariotributario.it/archives/418 )

In primo luogo, la Prefettura ha dimostrato particolare attenzione a tutte le pratiche inoltrate dagli imprenditori di accesso al fondo e collegate alle denunce per usura depositate presso la Procura della Repubblica di Ragusa.

Il dott. Sindona oltre a ribadire l’importanza delle denunce ha sottolineato come la prefettura verificherà se esistono le condizioni affinché le imprese che hanno fatto per usura bancaria possano comunque accedere ai fondi anti-usura, nonostante le archiviazioni disposte dal Tribunale di Ragusa; in particolar modo in tutti quei procedimenti in cui il Consulente Tecnico D’Ufficio (CTU), nominato dalla Procura, abbia evidenziato nella sua relazione l’esistenza dell’usura stessa.

Le due associazioni, inoltre, hanno chiesto l’istituzione di un osservatorio permanente per la prevenzione dell’usura, come già fatto presso altre realtà territoria (vds Prefettura di Sondrio) e questo non solo per avere uno strumento per analizzare le dimensioni del fenomeno, ma soprattutto per attivare uno strumento capace di dare risposte alle imprese e famiglie interessate da questo problema.

E’ stato ribadito dalla CNA come le diverse imprese che vivono questo problema, non essendo più bancabili, al momento hanno tre vie d’uscita o dichiarare fallimento e avviare la stessa attività in nero oppure rivolgersi agli usurai o peggio ancora mettersi in società con soggetti che devono riciclare denaro di provenienza illecita.

Ed è proprio per evitare fenomeni di grande allarme sociale che lo Sportello ha richiesto che la Prefettura sia parte attiva, attraverso l’osservatorio, all’interno delle procedure attivati dai soggetti che vogliano accedere ai fondi di prevenzione dell’usura.

Si tratta, infatti, di fondi rilevanti previsti dalla L. 108/1996 (circa 25 milioni di euro l’anno) che possono garantire a soggetti non bancabili e addirittura protestati un accesso al credito.

Un noto consorzio fidi del territorio ha a disposizione oltre 1 milione di euro, che non riesce ad utilizzare per il rifiuto delle Banche di erogare finanziamenti nonostante la garanzia dello Stato.

Ed è proprio l’osservatorio della Prefettura che potrebbe garantire il rispetto della Legge e l’accesso a detti fondi.

Le nostre associazioni continueranno a sollecitare le Istituzioni per dare risposte al nostro tessuto sociale ed economico.

 

 

BAPR il disagio degli azionisti prosegue

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Lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie segue da quasi un anno le problematiche legate alle banche popolari, a seguito dell’approvazione del c.d. bail in e alle notorie vicende di disastri creati da alcune di esse a danno dei risparmiatori.

In Italia ci sono circa 580 mila risparmiatori che hanno investito sui titoli delle banche popolari (istituti non quotati) e il valore dei loro investimenti al 31 dicembre 2015 veniva valutato in complessivi 16,2 miliardi di euro nei bilanci delle stesse banche.

Le valutazioni di questi titoli appaiono quantomeno generose se comparate a quelle di istituti quotati e la dimostrazione è data dal fatto che tutti vogliono vendere, ma pochissimi comprano.

Storicamente questi strumenti essendo proposte dallo stesso ente emittente hanno scontato un conflitto d’interesse nel collocamento e in molti casi i piccoli risparmiatori non hanno potuto valutare l’adeguatezza dell’investimento.

A ciò si aggiunga la notoria crisi dell’intero sistema bancario italiano e l’aumento delle “sofferenze bancarie” per portare Istituti storicamente più solidi in difficoltà.

E’ un dato di fatto che le piccole banche a dimensione territoriale e a gestione quasi familiare vivono la non economicità della propria attività, con costi di gestione elevati e non competitivi con i grandi gruppi e margini di interesse che si riducono.

A luglio del 2016 abbiamo pubblicato un documento sulla questione degli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Diversi nostri associati, infatti, riscontravano difficoltà nel disinvestimento dei titoli.

L’azione ordinaria BAPR (strumento finanziario emesso dalla stessa BAPR e non quotato in mercato regolamentato) in passato veniva ricollocata in pochi giorni lavorativi, consentendo la restituzione pressoché immediata del controvalore in denaro all’azionista.

Il rapporto stretto con il territorio permetteva alla banca di ricevere tanta fiducia dai cittadini / risparmiatori, che vedevano la presenza dell’Istituto in funzione di garanzia del loro investimento, portandoli, talvolta, a sorvolare sul rischio connesso all’acquisto di strumenti finanziari illiquidi.

Al 31.12.2015 Banca Agricola contava su ben 18.520 azionisti.

Già a luglio denunciavamo il fatto che lo strumento viveva una crisi strutturale (per le procedure) e di liquidità e richedevamo chiarimenti ai vertici dell’istituto. Richieste che, però, rimanevano prive di alcun riscontro.

I vertici della Banca hanno scelto una strategia comunicativa tutta improntata sulla solidità dell’istituto e sullo stretto rapporto con il territorio, che di certo non risolve il disagio di chi vuole disinvestire. 

Appare opportuno ricordare che la solidità di BAPR è legata indissolubilmente alla grande fiducia che le famiglie e le imprese della nostra provincia hanno dato ad un istituto che ha lucrato con la propria attività economica. La Banca, pertanto, deve ringraziare il territorio e i priccoli azionisti / soci e questo non è un elemento secondario.

Gli strumenti messi in campo dai vertici della Banca nell’ultimo anno si sono dimostrati assolutamente inadeguati.

Il numero delle richieste di vendita è aumentato e hanno fatto scalpore mediatico le file davanti alle filiali nella notte del 4 gennaio.

Su diverse testate giornalistiche locali abbiamo letto che la situazione è legata ad un isterismo ingiustificato, come Sportello non possiamo accettare una ricostruzione così sfacciatamente semplicistica e priva di approfondimento.

Torniamo a denunciare che la una procedura imposta agli azionisti per la vendita degli strumenti finanziari appare poco rispettosa per gli azionisti che hanno finanziato la Banca e soprattutto del tutto inadeguata nel nuovo contesto che si è creato.

Nell’era delle nuove tecnologie appare assurdo costringere le persone a reiterare con la presenza allo sportello la richiesta di vendita.

Inoltre, i vertici di BAPR devono chiarire se si stanno studiando soluzioni per rendere più liquide le azioni inserendo gli strumenti in sistemi multilaterali di negoziazione (come ad esempio HI-MTF). Diverse Banche popolari si stanno muovendo in questa direzione, che è quella indicata dalla Consob in una “raccomandazione” di alcuni mesi fa.

Da ultimo, sarebbe opportuno chiarire come verranno utilizzate le riserve di bilancio per il riacquisto di azioni proprie, vista l’elevata richiesta di vendere riteniamo indispensabile concordare con gli azionisti le modalità di utilizzo di tali riserve.

Come Sportello delle Criticità bancarie e tributarie continueremo a monitorare attentamente la situazione, pretendendo chiarezza e trasparenza dai vertici di BAPR.

Lo Sportello delle Criticità Bancarie e Tributarie ha la sua sede operativa nel territorio di Ragusa, nella città di Vittoria, in via Principe Umberto n. 160.