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BAPR il disagio degli azionisti prosegue

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Lo Sportello delle criticità bancarie e tributarie segue da quasi un anno le problematiche legate alle banche popolari, a seguito dell’approvazione del c.d. bail in e alle notorie vicende di disastri creati da alcune di esse a danno dei risparmiatori.

In Italia ci sono circa 580 mila risparmiatori che hanno investito sui titoli delle banche popolari (istituti non quotati) e il valore dei loro investimenti al 31 dicembre 2015 veniva valutato in complessivi 16,2 miliardi di euro nei bilanci delle stesse banche.

Le valutazioni di questi titoli appaiono quantomeno generose se comparate a quelle di istituti quotati e la dimostrazione è data dal fatto che tutti vogliono vendere, ma pochissimi comprano.

Storicamente questi strumenti essendo proposte dallo stesso ente emittente hanno scontato un conflitto d’interesse nel collocamento e in molti casi i piccoli risparmiatori non hanno potuto valutare l’adeguatezza dell’investimento.

A ciò si aggiunga la notoria crisi dell’intero sistema bancario italiano e l’aumento delle “sofferenze bancarie” per portare Istituti storicamente più solidi in difficoltà.

E’ un dato di fatto che le piccole banche a dimensione territoriale e a gestione quasi familiare vivono la non economicità della propria attività, con costi di gestione elevati e non competitivi con i grandi gruppi e margini di interesse che si riducono.

A luglio del 2016 abbiamo pubblicato un documento sulla questione degli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Diversi nostri associati, infatti, riscontravano difficoltà nel disinvestimento dei titoli.

L’azione ordinaria BAPR (strumento finanziario emesso dalla stessa BAPR e non quotato in mercato regolamentato) in passato veniva ricollocata in pochi giorni lavorativi, consentendo la restituzione pressoché immediata del controvalore in denaro all’azionista.

Il rapporto stretto con il territorio permetteva alla banca di ricevere tanta fiducia dai cittadini / risparmiatori, che vedevano la presenza dell’Istituto in funzione di garanzia del loro investimento, portandoli, talvolta, a sorvolare sul rischio connesso all’acquisto di strumenti finanziari illiquidi.

Al 31.12.2015 Banca Agricola contava su ben 18.520 azionisti.

Già a luglio denunciavamo il fatto che lo strumento viveva una crisi strutturale (per le procedure) e di liquidità e richedevamo chiarimenti ai vertici dell’istituto. Richieste che, però, rimanevano prive di alcun riscontro.

I vertici della Banca hanno scelto una strategia comunicativa tutta improntata sulla solidità dell’istituto e sullo stretto rapporto con il territorio, che di certo non risolve il disagio di chi vuole disinvestire. 

Appare opportuno ricordare che la solidità di BAPR è legata indissolubilmente alla grande fiducia che le famiglie e le imprese della nostra provincia hanno dato ad un istituto che ha lucrato con la propria attività economica. La Banca, pertanto, deve ringraziare il territorio e i priccoli azionisti / soci e questo non è un elemento secondario.

Gli strumenti messi in campo dai vertici della Banca nell’ultimo anno si sono dimostrati assolutamente inadeguati.

Il numero delle richieste di vendita è aumentato e hanno fatto scalpore mediatico le file davanti alle filiali nella notte del 4 gennaio.

Su diverse testate giornalistiche locali abbiamo letto che la situazione è legata ad un isterismo ingiustificato, come Sportello non possiamo accettare una ricostruzione così sfacciatamente semplicistica e priva di approfondimento.

Torniamo a denunciare che la una procedura imposta agli azionisti per la vendita degli strumenti finanziari appare poco rispettosa per gli azionisti che hanno finanziato la Banca e soprattutto del tutto inadeguata nel nuovo contesto che si è creato.

Nell’era delle nuove tecnologie appare assurdo costringere le persone a reiterare con la presenza allo sportello la richiesta di vendita.

Inoltre, i vertici di BAPR devono chiarire se si stanno studiando soluzioni per rendere più liquide le azioni inserendo gli strumenti in sistemi multilaterali di negoziazione (come ad esempio HI-MTF). Diverse Banche popolari si stanno muovendo in questa direzione, che è quella indicata dalla Consob in una “raccomandazione” di alcuni mesi fa.

Da ultimo, sarebbe opportuno chiarire come verranno utilizzate le riserve di bilancio per il riacquisto di azioni proprie, vista l’elevata richiesta di vendere riteniamo indispensabile concordare con gli azionisti le modalità di utilizzo di tali riserve.

Come Sportello delle Criticità bancarie e tributarie continueremo a monitorare attentamente la situazione, pretendendo chiarezza e trasparenza dai vertici di BAPR.

Lo Sportello delle Criticità Bancarie e Tributarie ha la sua sede operativa nel territorio di Ragusa, nella città di Vittoria, in via Principe Umberto n. 160.

BAPR e il disagio degli azionisti

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Negli ultimi mesi le Banche sono state al centro delle cronache nazionali per la notoria crisi economica, il nuovo scenario normativo del c.d. bail in e alcuni disastri ai danni dei risparmiatori combinati da un paio di esse.

In questa situazione di estrema incertezza, purtroppo, anche Istituti storicamente più solidi si sono trovati in difficoltà.

Le piccole banche a dimensione territoriale vivono la non economicità della propria attività, con costi di gestione elevati e non competitivi con i grandi gruppi e margini di interesse che si riducono vista anche la politica monetaria europea.

Sono aumentate le c.d. “sofferenze bancarie” e paradossalmente la montagna di liquidità immessa dalla BCE non può essere riversata nel circuito dell’economia reale.

In passato, tanti Istituti si sono finanziati facendo leva sui principi del mutualismo e hanno collocato tra il pubblico strumenti finanziari emessi da loro stessi (azioni, obbligazioni subordinate e non) non quotati in mercati regolamentati.

Il rapporto stretto con il territorio ha permesso di ricevere tanta fiducia dai cittadini/risparmiatori, che vedevano la presenza dell’Istituto in funzione di garanzia del loro investimento, portandoli, talvolta, a sorvolare sul rischio connesso all’acquisto di strumenti finanziari.

A fronte di un quadro molto incerto molti risparmiatori, visti anche gli accadimenti di cronaca, si sono chiesti se fosse ancora il caso di dare fiducia al settore bancario finanziandone direttamente l’attività nella posizione di soci o obbligazionisti degli istituti stessi.

Stiamo seguendo da alcuni mesi la situazione di alcuni nostri associati che sono azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa.

L’azione ordinaria BAPR (strumento finanziario emesso dalla stessa BAPR e non quotato in mercato regolamentato) in passato veniva ricollocata in pochi giorni lavorativi, consentendo la restituzione pressoché immediata del controvalore in denaro all’azionista.

Oggi, però, lo strumento vive una crisi strutturale (per le procedure) e di liquidità.

Diversi azionisti hanno deciso negli ultimi mesi di vendere tali strumenti finanziari, in virtù dello scenario prima descritto o anche solo per la necessità di liquidità, e si sono confrontati con una situazione che non immaginavano.

La B.A.P.R. non può acquistare direttamente le proprie azioni avendo esaurito le riserve di bilancio dedicate e nel mercato secondario (non regolamentato) non vi è una congrua domanda di acquisto che soddisfi quella di vendita.

L’assemblea straordinaria degli azionisti tenutasi il 26 giugno a Ragusa è stata un occasione di confronto tra i vertici della Banca e gli stessi azionisti.

Mentre i vertici della Banca hanno dipinto una situazione normale, le problematiche sono tante e vengono vissute con forte disagio dagli azionisti.

In primo luogo la una procedura imposta agli azionisti per la vendita degli strumenti finanziari appare poco rispettosa per gli azionisti che hanno finanziato la Banca e soprattutto del tutto inadeguata nel nuovo contesto che si è creato.

Le principali criticità sono essenzialmente:

1. la necessità di reiterare con la presenza  allo sportello ogni primo del mese la richiesta di vendita che è comunque limitata a n. 200 azioni per persona;

2. il criterio esclusivamente cronologico di tale procedura, che ha comportato ad esempio il I di luglio file già dalla notte davanti alle agenzie per essere i primi a protocollare la richiesta e tensioni tra gli azionisti e i funzionari delle filiali;

3. la mancanza di indicazioni su eventuali iniziative straordinarie per fronteggiare tale situazione e che potrebbero tradursi nell’utilizzo delle riserve patrimoniali per il riacquisto di azioni proprie. Eventuali azioni di questa portata vanno naturalmente autorizzate da tutti gli organi di vigilanza, Banca d’Italia in primis.

Come Sportello delle Criticità bancarie e tributarie abbiamo deciso di mettere in piedi un punto di ascolto degli azionisti BAPR e monitoriamo attentamente la situazione.
Vogliamo creare una rete di contatto con gli azionisti, che porti a proposte concrete per affrontare la vicenda e pretendere chiarezza e trasparenza dai vertici di BAPR.

Lo Sportello delle Criticità Bancarie e Tributarie ha la sua sede operativa nel territorio di Ragusa, nella città di Vittoria, in via Principe Umberto n. 160.

 

il nostro contatto mail è sportellocontribuente@gmail.com

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