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Bpm-Popolare, la politica e il futuro delle banche

Le operazioni che hanno per protagonisti la Banca Popolare di Milano (Bpm) e il Banco Popolare sono di eccezionale importanza.

Perché, nel tormentato quadro del nostro sistema bancario, tra banche venete da salvare e banca toscana da risanare, tra capitali da raccogliere e sofferenze da vendere, questa è l’unica operazione apparentemente con il segno più. Perché queste sono, per dimensione e storia, le due principali banche della Lombardia. Perché così si vuole porre fine al sistema che si reggeva sul voto capitario, e che consentiva il potere delle sigle sindacali all’interno e l’influenza della politica all’esterno: le ragioni cioè che mi indussero a dare le dimissioni da consigliere della Bpm, e di cui diffusamente scrissi su queste colonne.

A livello nazionale, Bpm e Banco Popolare sono le prime del gruppo delle otto banche popolari che, in base alla legge 33/2015, entro fine anno dovranno abbandonare il sistema “una testa un voto” e adottare quello “un’azione un voto”, pena il rischio di perdere la licenza bancaria.

Le fusioni erano eventualità che la legge voleva rendere più facilmente realizzabili. In realtà è successo il contrario: è la prospettiva di avere una banca più grande che ha aiutato a vincere le resistenze di chi non voleva perdere i privilegi che gli assicurava il voto capitario. Più facile, nella nuova banca, trovare compensazioni, bilanciare i ruoli. Il meccanismo di transizione è piuttosto barocco, ma è giocoforza accennarvi.

La Bpm popolare (cioè la attuale Bpm) utilizza la licenza bancaria della Banca Popolare di Mantova, che già controlla, le trasferisce per intero la sua attuale rete operativa e le cambia nome in Bpm Spa. Questa resterà in vita finché, prevedibilmente tra 12-18 mesi, i vertici delle due “banche madri” non avranno completato l’integrazione di sistemi e strutture: a quel punto la attuale banca rete Bpm Spa scomparirà, incorporata nella definitiva nuova Banco-Bpm Spa.

A presiedere la Bpm Spa, la società di rete, il consiglio di gestione della Bpm popolare ha chiamato Umberto Ambrosoli. L’avvocato e politico milanese, è consigliere regionale eletto con il sostegno del Pd, dopo aver rimesso lo scorso 8 settembre il mandato di coordinatore delle politiche del centrosinistra in Regione.

Conflitto di interessi?

Per l’Eba, per l’Autorità europea di vigilanza, per il codice di autodisciplina delle società quotate, sì: tutte richiedono “indipendenza di giudizio”, assenza anche solo potenziale di conflitti di interesse, vogliono precluse situazioni che potrebbero anche solo apparire idonee a compromettere l’indipendenza.

Invece la banca di cui Ambrosoli è presidente investe insieme alla Regione di cui Ambrosoli è consigliere: in Brebemi, nel fondo Abitare Sociale, nel piano per lo sviluppo delle aziende locali. Il Consiglio regionale di cui Ambrosoli è membro ha deliberato di sollevare davanti alla Consulta la questione di legittimità della norma di legge di cui Ambrosoli da presidente gestisce l’applicazione.

Ambrosoli per ora rifiuta di dimettersi da consigliere regionale: il fatto che si tratti di una carica che dura solo il tempo necessario a realizzare la fusione, rende la sua decisione comprensibile, ma non rileva ai fini della sussistenza del conflitto, che poggia sulla natura elettiva della carica politica e sulla coincidenza dei territori di riferimento dell’attività bancaria.

Non comprensibile è avergli proposto di ricoprire quel ruolo, mettendolo in questa situazione di imbarazzo.

O meglio, comprensibile se si tiene conto dei complessi negoziati con cui, nella prima parte del 2016, era stata definita la composizione del Cda e i ruoli apicali della futura Bpm Spa.

Soddisfatte in quella sede le richieste dei sindacati interni, “soci di riferimento” dell’attuale Bpm popolare, la poltrona di presidente della Bpm Spa transitoria era stata riservata ad altre componenti della base sociale: al rifiuto di queste ultime gli amministratori hanno scelto una candidatura “incontestabile”.

Non avranno pensato alla contraddizione di mettere una persona così impegnata sui temi della trasparenza e della legalità in contrasto con quanto le Autorità prescrivono in proposito. E non avranno neppure pensato alla contraddizione di mettere un consigliere regionale del centrosinistra, in contrasto con quanto il presidente del Consiglio ha ribadito anche recentemente sui motivi ispiratori della sua legge: tenere cioè la politica fuori dall’attività bancaria.

Anche e soprattutto, aggiungo io, quando c’è un passato da lasciare e un futuro da costruire.

17 Sep 2016

Il Sole 24 Ore (F. Debenedetti)

Un arbitro per i titoli illiquidi

Per i clienti che hanno visto i propri risparmi azzerati, o quasi, dopo un investimento sbagliato, la questione di come recuperarli diventa centrale.

Il tema si pone in questo periodo in modo drammatico per le banche.

Le quattro “risolte” non sono le uniche. E a volte gli istituti stessi propongono delle soluzioni. Per esempio Veneto Banca da un po’ ha annunciato di voler mettere in piedi una procedura di conciliazione paritetica (se ne stanno definendo ancora gli ultimi dettagli, ma intanto è stato annunciato un fondo di solidarietà volto proprio a costituire una base per gli accordi).

Tanti risparmiatori invece si stanno rivolgendo in questo periodo all’Ombudsman-Giurì bancario. Un arbitro “privato” (gestito dal Conciliatore Bancario Finanziario) che può occuparsi della materia degli investimenti. Una materia della quale invece non può occuparsi l’Arbitro bancario finanziario di Bankitalia, non competente in tema di investimenti: per tali temi non ha ancora visto la luce l’Arbitro per le liti finanziarie, istituendo presso la Consob e per il quale probabilmente si dovrà aspettare l’inizio del prossimo anno.

Il numero dei ricorsi, sottolineano dal Conciliatore «aventi a oggetto l’acquisto ovvero la sottoscrizione da parte della clientela di azioni emesse dalla banca medesima (cosiddette azioni proprie) ha subito un significativo incremento». I clienti lamentano la non adeguatezza/non appropriatezza dell’operazione rispetto al proprio profilo di investitore, ma anche di non essere stati informati circa l’illiquidità che caratterizza questo tipo di strumenti finanziari emessi da alcune banche.

La prima censura che muovono i ricorrenti è quella dell’eccessiva rischiosità dell’investimento con riferimento alla loro profilo di rischio. Il primo passaggio che viene quindi fatto dall’Ombudsman è se, al momento dell’acquisto/sottoscrizione del titolo azionario, le caratteristiche del prodotto siano o meno coerenti con il profilo del cliente. In questo caso viene controllata la profilatura Mifid del cliente che viene solitamente desunta dalle risposte fornite al questionario previsto appunto dalla direttiva Ue.

Quando il questionario viene sottoposto a un investitore, quindi occorre che quest’ultimo vi presti grande attenzione perché poi quelle risposte hanno conseguenze importanti. Perché se da quelle risposte emerge che il prodotto proposto era adeguato al profilo di rischio e alle conoscenze del cliente, il ricorso viene rigettato e anche se si sceglie la strada di rivolgersi a un giudice, la strada diventa tutta in salita. Nel caso dell’Ombdusman il ricorso viene rigettato pure se il prodotto era inadeguato, ma il cliente ha voluto in ogni caso acquistare il prodotto.

«In caso di accoglimento del ricorso – spiega Giuseppe Tiracorrendo, segretario generale del Conciliatore – l’Ombudsman dichiara l’intermediario tenuto a risarcire il danno, quantificandolo, di regola, mediante valutazione equitativa, nella differenza tra il controvalore dei titoli al momento dell’esecuzione dell’operazione ed il loro controvalore attuale».

L’altro argomento che si può sollevare davanti all’Ombudsman è quello della scarsa trasparenza sulla illiquidità del titolo.

«In questi casi – spiega Tiracorrendo – l’Ombudsman solitamente accoglie i ricorsi presentati dalla clientela là dove la violazione degli obblighi di informativa gravanti sull’intermediario risulti documentalmente dagli atti sottoscritti in sede di acquisto (carenza di informativa originaria) ovvero dagli estratti titoli inviati periodicamente dalla banca alla clientela (carenza di informativa sopravvenuta)».

Anche in questo caso, se l’operazione viene dichiarata invalida, alla banca viene imposto l’obbligo di risarcire il cliente «per equivalente pecuniario», secondo un importo che viene stimato sempre in via equitativa.

Dall’Ombudsman precisano anche che il Collegio rigetta, invece, il ricorso nel caso in cui, «a seguito dell’istruttoria espletata, emerga che il cliente abbia “agito di propria iniziativa”, cioè senza la prestazione di un servizio di consulenza da parte della banca» o se il cliente era stato informato della illiquidità del titolo, tramite consegna del documento di registrazione, della nota informativa e della nota di sintesi.

Anche in questo caso quindi i clienti devono fare attenzione a quello che firmano (o hanno firmato): i fogli che vengono presentati come “pure formalità” vanno guardati con attenzione. Perché poi saranno quelli sui quali verosimilmente la richiesta di un risarcimento avrà successo oppure naufragherà.

17 Sep 2016

Il Sole 24 Ore (A. Criscione)

Come richiedere i “documenti bancari”

Vi è mai capitato di dover richiedere copia dei documenti bancari (estratti conto, contabili varie, contratti, etc.)?

L’art. 119 del Testo Unico Bancario (TUB) è chiaro su tale punto:

Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.

La banca non può rifiutare una richiesta coerente con quanto sancito dall’art. 119 ultimo comma del TUB. Per essere certi che la richiesta venga esaminata nei termini di legge, occorre presentare al proprio istituto, meglio se alla filiale che ha aperto il rapporto, una richiesta scritta utilizzando una delle due seguenti modalità:

  • Raccomandata a mano in duplice copia (una copia dovrà esservi restituita  firmata per ricevuta dalla banca)
  • Raccomandata a.r. o mail Pec (fa fede la ricevuta di ritorno o il rapporto di consegna della Pec)

Tutte le ricevute sono da conservare con cura – potrebbero tornare utili se l’istituto non adempie.

Il termine massimo per produrre la documentazione richiesta è di 90 giorni. Non è previsto un termine minimo, salvo il “congruo termine” a cui fa riferimento la norma.

Se l’istituto non risponde o soddisfa la richiesta parzialmente?

Scrivete all’ufficio reclami della banca, i recapiti sono reperibili facilmente sui siti internet degli istituti di credito.

Se entro 30 giorni l’ufficio non risponde o la risposta non vi soddisfa è possibile:

  • presentare Ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF) – Il costo della procedura è di € 20,00 che vengono rimborsati interamente quando la questione viene risolta a favore del cliente che ricorre
  • tramite l’assistenza legale presentare “Ricorso per Decreto Ingiuntivo” presso il tribunale competente al fine di ottenere copia dei documenti richiesti.

 

Servizio o Disservizio

per gli organi dirigenziali “Unicredit” nulla quaestio!

In questi giorni arrivano allo “Sportello delle Criticità Bancarie e Tributarie” parecchie istanze di cittadini, associati e non, che lamentano il “disservizio” messo in atto da “UNICREDIT” da qualche tempo in tutto il territorio ragusano. Nella nostra città di Vittoria, in diversi punti strategicamente commerciali, sono stati chiusi gli sportelli di accesso al pubblico, di contro gli sportelli rimasti aperti, dovendo sostenere un carico di lavoro eccessivo, costringono i clienti a interminabili ore d’attesa.

Stupisce che il metodo in uso si sia propagato, a Comiso, Ragusa, Modica, … cioè in tutta la provincia di Ragusa. Sarà forse vero che la provincia di Ragusa sia diventata subalterna alla provincia Siracusa, dove pare sia stato spostato il centro dirigenziale?

Una tale politica è sicuramente  dannosa per il territorio, specie nel comprensorio vittoriese, ove insiste un mercato ortofrutticolo, che ancora oggi è fra i più attivi d’Italia. Non si può invocare una riduzione dei costi creando un disservizio senza precedenti, proprio in un territorio e in una città come Vittoria, che, a memoria dei clienti più anziani, era il fiore all’occhiello di tutta la Sicilia.

Non è nemmeno credibile la tesi che, a causa della crisi, la consistenza dei prestiti sia diminuita, come viene smentita dai dati della Banca d’Italia che assegnano in tutta la Sicilia un irrisorio 0,93% in meno.  Per quanto riguarda i depositi la situazione è capovolta: RAGUSA e provincia + 3,9, contro il – 6,40% di Agrigento, il – 2,16 di Trapani, il -2,20% ecc…….

Bisogna essere attenti e rispettosi delle esigenze del territorio. Dietro ogni “numero”  ci sono persone, ci sono storie di aziende decennali, ci sono famiglie che vivono dell’impiego, c’è una tradizione di anni e anni di lavoro, di sacrifici di tante persone oneste e laboriose che hanno fatto la storia di una Banca UNICREDIT e la storia di tante AZIENDE che hanno elevato socialmente ed economicamente  le sorti di una città come Vittoria e della provincia di Ragusa tutta.

I COSTI DEL DISSERVIZIO

A luglio del 2015 una ns. socia vende dei titoli, pochi per la verità, € 5.000,00 e chiede la chiusura del conto. Il troppo lavoro, in banca, autorizza l’impiegata di turno a rimandare l’operazione. Dopo vari tentativi nei mesi a seguire, finalmente, anche dietro l’intervento della “Associazione” le viene richiesto di pagare la somma di € 272,00. Non è stata una somma veramente esagerata?  Fortunatamente,  questa agenzia di Unicredit non è stata chiusa! Altrimenti i costi per l’utente sarebbero lievitati ulteriormente.

Giovanni Traina

L’usura di due specie: Privata e Pubblica.

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Io voglio prendere spunto dalla parola usura. Ebbene dico subito che l’usura può essere di due specie: quella che riguarda il soggetto privato, lo “strozzino”, che presta soldi ad usura e che fa pagare ai suoi clienti tassi altissimi e quella che riguarda il sistema pubblico degli istituti di credito e delle finanziarie.

Per anni, per decenni abbiamo sempre creduto che le banche, anzi i conteggi delle banche per il calcolo degli interessi fossero sempre esatti e immuni da qualsiasi errore. Abbiamo sempre creduto che quanto preteso dalle banche fosse esatto e legale e abbiamo, anzi hanno, i ns. padri nutrito una vera devozione quasi sacrale verso quell’Istituto che assecondava i bisogni della propria azienda e collaborava alla crescita del tessuto socio-economico del territorio. Quindi i loro conteggi erano esatti e legali. Ma da un po’ di tempo a questa parte abbiamo assistito ad una richiesta più incessante e crescente, sempre più onerosa e abbiamo incominciato a sospettare che quei conteggi non fosSero esatti ed immuni da errori. C’è voluta addirittura una legge la 108 nel 1996 a fare un po, di chiarezza e a delineare il limite oltre il quale gli interessi fossero sempre usurari. Alcuni, fra coloro che sospettavano questo sforamento “usurario” hanno iniziato a sommare quanto la banca pretendeva nel gestire un rapporto e hanno scoperto che il tasso d’interesse, sommato alla commissione di massimo scoperto, ad altre spese arbitrariamente pretese e non ultimo l’anatocismo, un inesorabile moltiplicatore degli interessi sugli interessi, conduceva ad un esborso per “interessi” davvero esorbitante, nonché usurario.

Le banche nei prestiti o scoperture di c/c applicano come abbiamo detto un tasso d’interesse espresso in una percentuale annuale. Questo tasso non è uniforme. Al nord, si sconta un tasso d’interesse che è diverso dal sud. Il sud paga un tasso almeno di 3-4 punti più alto del Nord. Al sud, in Sicilia paghiamo un tasso d’interesse più alto di quello della Puglia e della Campania, perché si dice che al sud il rischio delle insolvenze è maggiore che altrove. Ci si nasconde dietro un dito perché le insolvenze (l’effetto) nascono a causa del tasso che è più alto. Tolta la causa si toglie l’effetto (diminuiscono le insolvenze).

Abbiamo detto che l’usura bancaria si nutre di piccola usura ma di una vasta clientela. Basti pensare che in Italia vi sono circa 84 milioni di c/c, sono dati non aggiornati che si riferiscono al 2013. Capite bene che un aumento di 10 Euro per c/c comporta un introito di 8.4 miliardi di Euro per le tre banche che da sole hanno il 54% dì azioni della banca d’Italia. Stiamo parlando di una fetta considerevole di introito annuale. Senza dire che un conto corrente il Italia costa in media 100 euro in più che nel resto degli altri paesi dell’eurozona.

Nel ns. territorio stiamo a vivendo un momento eccezionale ed anomalo, le banche chiudono gli sportelli giorno dopo giorno, non fanno più prestiti personali e vendono invece prodotti come assicurazioni, cellulari ecc. mentre i prestiti personali, le cessioni del quinto le lasciano fare in gran parte alle finanziarie.

Assistiamo alla concessione di prestiti personali fatte da finanziarie, all’interno della stessa banca. La banca non eroga in prima battuta il finanziamento ma delega tale operazione ad una finanziaria di sua fiducia che richiede al malcapitato cliente, dipendente pubblico o pensionato, gli oneri di intermediazione che si aggirano intorno al 20% del richiesto, oltre naturalmente a tutti quegli altri oneri, quale gli interessi le spese di assicurazione, le spese d’incasso per rata, le spese di istruttoria, ecc. Tutte spese che fatto lievitare il tasso d’interesse in modo esagerato tale da farlo diventare usurario.

In effetti la Legge 108/96 esiste e ci viene incontro, ma non viene rispettarla, perché per farla rispettare il malcapitato cliente deve sapere che esiste l’art.644 de cp.”per la determinazione del tasso d’interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni, a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”. Non solo deve sapere anche che esiste l’art. 1815 del c.c. che dice “se sono dovuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. E poi affidarsi ad uno studio legale e a uno studio commerciale per la perizia.

E’ notizia di questi giorni che un importante Istituto Bancario, presente con i suoi sportelli in tutta Italia, stia portando avanti una smobilitazione considerevole proprio nel ns. territorio. Contatta gran parte dei propri clienti e, garbatamente, suggerisce loro di chiudere la loro posizione di c/c, rapporti anche ultra decennali suggerendo loro un piano di rientro. Non solo suggerisce le modalità di rientro, generalemte al massimo, 24 – 30 mesi e nello stesso tempo suggerisce iltasso, semestrale, “non si capisce perché semestrale, l’importo della rata, e non, non si limita a questo. Suggerisce sempre molto garbatamente che quell’importo rateizzato venga riconosciuto legittimamente, impedendo così al malcapitato cliente di astenersi da qualsiasi azione legale per contestare quel saldo da qualsiasi nullità di calcolo dovesse caso mai sorgere. Non è finita perché, pretende la Banca che il cliente (malcapitato cliente) gli rilasci una cambiale in bianco regolarmente regolarizzata con i bolli adeguati all’importo che ha sottoscritto, a maggior garanzia della sua promissione. Ed ancora, pensando di far cosa gradita al cliente gli presenta un modulo già prestampato, con tutte le promesse di cui sopra. IL MALCAPITATO CLIENTE non deve sudare le sette camicie per ricordarsi di scrivere tutti quei suggerimenti, basta che firmi.

Tutto ciò è intollerabile specie quando si scopre da conteggi a campione, regolarmente documentati, e sottoscritti da professionisti della materia, che in diversi trimestri la Banca ha applicato l’usura.

Voglio precisare che questo non succede solo nel ns. territorio, ma casi analoghi sono strati riscontrati anche in altre regioni d’Italia.

Banca Agricola mi hai Rovinato

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Commerciante ipparino non accetta le dichiarazioni del direttore della Bapr di apertura ai clienti e rivela il suo caso.


Un commerciante di Vittoria si indigna alle dichiarazioni del direttore denerale della Banca Agricola Popolare di Ragusa, Salvatore Inghilterra. Tutto nasce da un noto fatto di cronaca. Il 3 giugno vengono arrestati per usura dai carabinieri, su disposizione della Procura di Modica, due fratelli pozzallesi e rimane coinvolto nella vicenda anche il direttore della filiale della Bapr di Pozzallo, che secondo l’accusa avrebbe consigliato ai clienti in difficoltà economica le soluzioni dei due strozzini. Spaventato dal danno d’immagine Inghilterra non perde tempo per rilasciare alcune dichiarazioni e negare qualsiasi coinvolgimento della banca: <<La banca è stata fino a stamattina ignara della situazione contestata al proprio dipendente. Sentiamo il bisogno di chiarire che il nostro istituto non era a conoscenza in ordine a quanto notificato al proprio preposto>>.

A far saltare i nervi al commerciante ipparino, ex cliente della banca di ragusa, è stata un’altra parte del’intervista: <<Il nostro ruolo – dichiara il direttore – è proprio quello di impedire la commistione con reati di questo genere. Per di più offriamo ai nostri dipendenti dei percorsi di formazione volti ad attivare la loro responsabilità proprio per impedire che eventi di questo genere possono avverarsi. Noi dobbiamo guidare il cliente verso la migliore soluzione per le varie problematiche ed esigenze che ci presenta>>. Il commerciante proprio non accetta le dichiarazioni di Inghilterra e sbotta: <<Allorquando la manifesta difficoltà nell’attività commerciale viene ad investire l’azienda, il direttore prospetta al malcapitato cliente una soluzione “vantaggiosa, perchè fa risparmiare parecchi interessi”. In effetti, ricorrere ad un mutuo sui beni immobili del cliente, sostituendo di fatto la o le fideiussioni bancarie con una garanzia reale, “l’ipoteca sugli immobili con un importo doppio a quanto dovuto alla banca”, il malcapitato cliente, a sua insaputa si trova in una strada senza sbocco che lo porta diritto o dall’usurario o al fallimento>>.

A rilasciare queste dichiarazioni è il titolare di un negozio a Vittoria, che possedeva altri esercizi commerciali nel resto della provincia dando da mangiare a venti famiglie. Poi l’attività entrò in difficoltà e – da quanto dichiara il commerciante – le banche lo lasciarono al verde calpestando la sua dignità. Oggi, l’uomo è uscito dalle difficoltà in cui si trovava ma non riesce ad accettare come una banca, che dovrebbe considerarsi un posto sacro, possa portarti ad un passo dalle fauci degli usurai.

Nel mio caso specifico, la Banca Agricola Popolare di Ragusa, agenzia di Vittoria, mi consiglia di chiudere il c/c che avevo intestato alla mia ditta, cautelata dalle fideiussioni bancarie personali, per attivare un mutuo fondiario su due appartamenti. L’ipoteca ascrittami era il doppio dell’importo della scopertura del c/c, il valore di mercato dei due appartamenti era il quadruplo del valore della scopertura. Contemporaneamente per farmi continuare a lavorare mi convede più c/c ordinari che avevano funzioni di c/c aziendali, lucrando ingenti interessi esagerati, anatocistici, cms, postergazione e antergazioni di valute e spese di ogni timpo ed anche un prestito al commercio. Dopo pochi anni per coprire il consistente aggravio di interessi e chiudere definitivamente ogni rapporto ho dovuto vendere duemila azioni sempre della stessa banca, detenute fino alla fine della stessa, in garanzia.

Il commerciante ipparino è riuscito a non finire nella mani degli usurai e si avnta di poter camminare a testa alta ma la rabbia non gli è ancora passata:

A distanza di tanti anni posso dire, l’ho scampata bella: sono rimasto al verde, ma non ho dovuto ricorrere all’usuraio, ho conservato l’attività che era nata il 13 giugno del 1931 e proprio oggi compie 80 anni, ma quello che mi onora e mi distingue è che in tanti anni di rapporti con il sistema bancario e creditizio esco con la testa alta e le mani pulite. Vorrei che anche l’avvocato Inghilterra potesse dire lo stesso della “sua” Banca Agricola di Ragusa.

Il commerciante ha alcuni contenziosi aperti con la Banca Agricola popolare di Ragusa e con altre banche della provincia.

23 Luglio 2011 – La Verità

Dietro i numeri, le vite ignorate

GiovanniTraina

Traina: «Oggi le imprese non possono permettersi di pagare interessi su interessi»

RETROSCENA


L’attività dello sportello per le criticità bancarie e tributarie, nasce dall’esperienza personale di Giovanni Traina. Figlio di calzaturieri dal 1931. Un volume d’affari tra i 5 e i 6 miliardi di vecchie lire l’anno. Negli anni ’90 Giovanni con 800 milioni di scopertura e l’invito a rientrare. Subito. Iniziò un contenzioso. “E ’ il 2004 spiega – quando mi si chiedono 549 mila euro. Mi sono difeso. Sono stati fatti i conteggi e dall’ultima verifica, effettuata da un tecnico nominato dal Tribunale, viene fuori che io non solo non debbo quei soldi alla banca, ma è quest’ultima che deve risarcire me. Aspetto ancora la sentenza”


DAVIDE LA ROSA

Quella delle criticità bancarie è una piaga che ha raggiunto dimensioni sociali importanti. L’avvento della crisi ha portato la piccola e media utenza a rivedere oltre ai conti anche i rapporti bancari. E’ cambiato il rapporto fiduciario ed è come se fosse iniziata una silente battaglia di posizioni. Da una parte gli istituti di credito, dall’altra l’utente. Questo sintetico preambolo, per raccontare l’attività svolta dallo sportello delle criticità bancarie e tributarie, di cui è presidente Giovanni Traina.

Un’avventura la sua – imprenditore del settore delle calzature da generazioni – iniziata nel 2013, quando in seno a Federcontribuenti e in sinergia con il Comune di Vittoria aprì lo sportello pro- prio all’interno dell’ente di via Bixio. La mission? Mediare quell’incrine rapporto tra banche e piccole imprese. “L’inizio di questa avventura – racconta – è stato duro. Nei primi tempi le giornate andavano via senza incontrare nessuno. C’era una sorta di pudore nel venire a raccontare le proprie difficoltà con gli istituti di credito. Abbiamo lavorato molto sulla sensibilizzazione e sugli obiettivi dell’iniziativa. La svolta è arrivata nel luglio del 2014, quando lasciando i locali del Comune che nel frattempo erano stati ridimensionati per necessità interne allo stesso ente comunale, abbiamo deciso insieme ai componenti lo sportello di aprire una sede autonoma. Noi non siamo nati per fare la guerra alle banche. Il nostro compito è diverso. Puntiamo a difendere i cittadini dalle vessazioni bancarie. Da quelle condizioni che trasbordano la legge, con interessi che vanno oltre il consentito. L’anatocismo è stato nei tempi un problema che intere famiglie hanno subito. Il calcolo di interessi su interessi.

“Va compreso che tale disciplina esiste da tempo. Quando l’economia aveva il suo giro, l’utente non avvertiva il peso degli interessi da capogiro. Pagava e andava avanti. Oggi questo – afferma Traina – è impossibile. Oggi le piccole imprese o l’utente che accede ad un prestito personale deve vedere nell’istituto di credito un alleato per andare avanti e crescere. Le “perplessità” sull’anatocismo sono state confermate dalla Cassazione, che per ultimo nel 2014 ha dichiarato come anche per la capitalizzazione degli interessi su base annuale non fosse possibile. Siamo sul territorio e stiamo cercando di andare oltre la ter- ritorialità ipparina. Lo stiamo facendo coinvolgendo il mondo dell’associazio- nismo sindacale e non ed anche il mondo della Chiesa. Di fatto stiamo lavorando per avere uno sportello di ascolto all’interno della Diocesi. Non parliamo solo di numeri, conti correnti ed interes- si che maturano. Dietro questa problematica c’è un aspetto umano che va compreso perché non di secondo ordine”. Esistono famiglie che mettono a rischio la propria solidità e convivenza per problematiche di questo tipo.

Bisogna stargli accanto – afferma Traina – e capire, ascoltare. Puntiamo ad allargare questa rete di ascolto anche perché vogliamo diventare punto di riferimento nel confronto con le banche, con le quali vogliamo colloquiare per provare a trovare una soluzione dove è possibile e verificare i numeri dove è necessario controllarli”.

Domenica 31 Maggio 2015 – La Sicilia

Basta con i numeri spazio alle persone

ConvegnoSalaAvis

L’evento promosso dallo sportello cittadino delle criticità bancarie e tributarie ha messo in luce i contorni di una piaga difficile da sanare: «E ora dobbiamo fare squadra»


GIOVANNA CASCONE

“Ripartire dalla voglia di associazionismo e puntare insieme ad una capacità reale di fare squadra”. E’ il leit motive che ha accompagnato il convegno dedicato all’usura bancaria, organizzato da Giovanni Traina, Presidente dello Sportello delle criticità bancarie e tributaria di Vittoria. Dinanzi ad una platea attenta e copiosa, i relatori hanno avuto la possibilità di sbobinare gli aspetti tecnico giuridici ma anche umani della tematica in oggetto. Al tavolo della presidenza, al fianco di Giovanni Traina, i vari Gianfranco Senia, Roberto Di Napoli e Renato Meli, hanno tracciato un sunto su un argomento che per complessità e delicatezza, meriterebbe una medio lunga serie di seminari. Per Gianfranco Senia, commercialista di professione, l’occasione per accompagnare alle parole un esempio “last minute” riguardante il calcolo di un mutuo bancario. “Dallo stesso – ha spiegato Senia -, a seguito di apposite letture della parte documentale, è semplice scorgere vizi con- trattuali che riportano a difformità nel rapporto mutuario”. Un esempio, quello di Senia, capace di rendere più semplice la comprensione di nozioni prettamente tecniche riguardante un mutuo con interessi da usura. La presenza di Roberto Di Napoli, avvocato e scrittore di testi giuridici, che già dal 2005 puntano a rendere più chiari gli aspetti trattati durante il convegno, ha permesso di rafforzare quel filo di speranza che lo sportello, sin dalla sua nascita ha tracciato. “La mia – ha spiegato Di Napoli – è una storia come tante ce ne sono in giro. Quella dei difficili rapporti bancari è una storia che ho vissuto sulla mia pelle, tramite l’attività di mio padre. Da allora, l’ho fatta mia. L’ho studiata. Oggi, è diventata il mio lavoro. Un unico obiettivo; poter essere d’aiuto in quelle situazioni dove il vizio contrattuale si palesa. Non è una guerra contro il sistema bancario – ha continuato -, ma la volontà di spostare l’attenzione, dai freddi numeri alle persone, alle vite che rischiano di essere sollecitate oltremodo. Iniziative come questa – ha concluso – vanno supportate”. Per Renato Meli, direttore dell’ufficio pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Ragusa, “la riflessione va aperta anche verso una società che vive di un consumismo indotto. Oggi – ha spiegato Meli – viviamo una società che punta all’effimero ed all’acquisto non per utilità ma per tendenza. Si è perso il controllo. E’ importante fare sistema e farlo attraverso associazioni come lo “sportello” che oltre a studiare numeri viziati funge da sportello d’ascolto. L’occasione è stata utile a formalizzare la collaborazione con alcune associazioni del territorio, presenti all’iniziativa. Tra queste la Cna locale e provinciale e l’Associazione Antiracket, rispettivamente rappresentate da Giorgio Stracquadanio, Giuseppe Santocono ed Eliana Giudice. “Preparare questo convegno – ha dichiarato Giovanni Traina – ha richiesto impegno, tempo e lavoro. Non posso che ringraziare i relatori per l’importante apporto consegnato in termini di contenuti. C’è bisogno di fare rete. Come sportello – ha aggiunto – puntiamo a questo. Il rapporto con le banche è impegnativo. La difesa, può avere un riscontro solo se fatta in maniera giusta. Non siamo qui né per andare contro il sistema bancario e né per garantire cosa impossibili da garantire. Vogliamo essere da supporto a quelle realtà im- prenditoriali e non che subiscono vessazioni improprie. Il nostro impegno – ha concluso – è solo all’inizio”.

Martedì 23 Giugno 2015 – La Sicilia

Contro l’usura…

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Intervista a Giovanni Traina, presidente provinciale dello Sportello delle criticità bancarie e tributarie.
Contro l’usura bancaria è necessaria una mobilitazione del nostro territorio, non possiamo continuare a subire le vessazioni bancarie in silenzio.
La sfida alla Banche va fatta nei conteggi e non con la vandea. Noi ci siamo!

[leggi Intervista]

E’ nato!

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Oggi nasce il sito dello Sportello delle criticità bancarie e tributarie.

Dopo quasi due anni di rodaggio ed a piccoli passi lo Sportello oggi è pronto a raccogliere nuove sfide e a costituirsi quale punto di riferimento all’interno del territorio ibleo, quale solida e concreta realtà locale di informazione e di supporto per tutti i cittadini e gli utenti che quotidianamente lottano contro le pretese ingiuste del sistema bancario e/o del fisco.

L’esigenza di creazione del sito nasce per volontà dei responsabili dello stesso Sportello e su impulso dei tanti sostenitori e semplici utenti che nel corso del tempo si sono avvicinati a questa realtà locale e che vogliono restare in contatto con le iniziative di promozione sociale che lo Sportello intende portare avanti nel territorio locale, provinciale e regionale, ed essere sempre aggiornati sulle ultime novità nel settore bancario e tributario.

E’ arrivato il tempo di spiegare le vele e prendere il largo.